Trame e intrecci 2019/2020. Pasolini

Da martedì 19 novembre 2019 a martedì 19 novembre 2019

Inizio 18:00 Fine 22:00 Via Santa Sofia, 7 - Napoli (Napoli)


Omaggi: Pier Paolo Pasolini

ore 18
Comizi d'amore
di Pier Paolo Pasolini
Italia, 1964, 92'

Film-inchiesta, un genere molto sviluppato negli anni '60, è la cornice grazie alla quale Pasolini fa parlare gli italiani di sesso e amore.


Ore 20
Una vita violenta
di Brunello Rondi e Paolo Heusch
Italia, 1962, 105'
Gli eroi inquieti delle borgate romane. Dall'omonimo romanzo di Pier Paolo Pasolini.


TRAME E INTRECCI 2019/2020


    L'edizione di Trame e intrecci 2019/2020, la rassegna annuale del martedì della Mediateca, si compone di tre sezioni: Cinema al quadrato, il cinema che si racconta, che mescola film su con film di e restituisce piccoli frammenti di storia del cinema; Omaggi, ricordo partecipato di autori cruciali del cinema; Felici incontri, quelli del cinema cioè con la letteratura.

Omaggi
Agnès Varda
    Sin dagli inizi, l'impronta originale e libera di questa cineasta da poco scomparsa si è manifestata pur all'interno d'un côté, quello della Nouvelle Vague, che proprio dell'originalità, della libertà creatrice e del superamento delle tradizionali cornici espressive aveva fatto i propri vessilli.
    La cifra precipua del cinema di Varda, quel mélange di documentario e fiction (che le ha fatto dire in più occasioni “Giro i documentari come se fossero film che raccontano una storia, e al contrario credo di avere dato l'andamento del documentario ai miei film a soggetto come Cléo dalle dalle 5 alle 7 e Senza tetto né legge....” ), si viene  cristallizzando nei suoi più recenti film Les plages d'Agnès e Visages Villages  nei quali mette in scena e in gioco sé stessa, con ironia, delicatezza, in un intreccio poetico e rigoroso di ricordi, testimonianze e finzioni. Dove il cinema, ancora una volta, non è solo mezzo ma essenza vitale.
I quattro film citati sono quelli che proietteremo nel corso del nostro piccolo omaggio alla cineasta transalpina.                  
Ugo Gregoretti
    Il maestro di tanta televisione, di tanto cinema, giornalismo d'inchiesta, teatro e satira, anche lui scomparso di recente, lo vogliamo ricordare con un film che è l'omaggio di un suo allievo/collaboratore, Luigi Barletta, filmaker napoletano, che ne ricostruisce con accurata esegesi le tappe fondamentali della sua carriera cinematografica attraverso brani dei suoi film ma soprattutto con il commento sempre salace e acuto del suo protagonista: Il favoloso mondo di G. Il cinema di Ugo Gregoretti (2007).
    Completa l'omaggio il suo film I nuovi angeli (1961), film inchiesta sulla gioventù degli anni '60, in cui le sue peculiari vene di interesse antropologico, di ironia e di senso dello spettacolo sono espresse in maniera compiuta.   
Michail Kobhakidze.
    Anche la figura di questo cineasta georgiano (nato a Tbilisi nel 1939), al quale peraltro già dedicammo un omaggio durante l'edizione del 2014 del nostro Festival 'O Curt, è singolarissima: ha girato solo sei cortometraggi. Sei autentici piccoli capolavori però, che rivelano uno sguardo originale sul mondo: poetico, fiabesco, umoristico, malinconico. Una vera scoperta, per chi non li avesse mai visti.
Vittorio De Seta
    La raccolta di cortometraggi dal titolo Il Mondo perduto è al centro dell'omaggio a Vittorio De Seta,  che replica un precedente tributo anch'esso avvenuto nel corso di un'edizione del Festival 'O Curt, quella del 2009. Già allora ci premeva moltiplicare le occasioni per far conoscere un cinema di assoluta bellezza che si muove nei territori del cinema antropologico con momenti di grande tensione lirica, tesi a raccontare il mondo perduto dei lavori, delle colture, dei riti, delle tradizioni di un'epoca anteriore a quella che segnerà i grandi mutamenti e trasformazioni all'indomani del processo di industrializzazione cominciato sul finire degli anni '50. Ed è proprio durante gli anni '50, dal '54 al '58 per la precisione, che furono girati questi splendidi film brevi, tra la Calabria, la Sicilia e la Sardegna.
Max Ophuls
    Nato Max Oppenheimer. Fu attore, poi regista teatrale, prima di diventare cineasta e girare i suoi primi film tra il '30 e il '32, anno questo dell'incendio del Reichstag in cui, come molti suoi colleghi (Fritz Lang, fu uno di questi) lasciò la Germania per la Francia e poi per gli Stati Uniti, dove girò alcuni film che ruppero con la tradizione hollywoodiana. Dopo alcuni anni ritornò in Francia dove girerà capolavori come La Ronde (1950), Il piacere (1951), Lola Montès (1955), film che, con Lettera da una sconosciuta (1948), girato a Hollywood, sostanziano il nostro tributo a questo autore dallo stile inconfondibile. Che concepiva il cinema come arte dello spettacolo, arte dello spazio e del movimento, suscettibile di trovare intime connessioni con la letteratura e di ispirarsi alle arti plastiche, ma che lui trovava molto vicino anche alla musica. Grazia ed eleganza di un autore che affascinò tante generazioni di cineasti (la Nouvelle Vague ne impazziva) e che seppe creare indimenticabili visages de l'amour.
    Completano la lunga teoria dei nostri omaggi due film che nel corso degli anni sono diventati dei veri e propri oggetti di culto: Amanti perduti (Les enfants du paradis), 1945, di Marcel Carné/Jacques Prevert e Comizi d'amore (1964) di Pier Paolo Pasolini, al quale è dedicato pure Una vita violenta di Brunello Rondi e Paolo Heusch.